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Il ruolo degli adulti a bordo campo ed in panchina

Intervento di Diego Mora mercoledì 2 marzo 2011 13.06.00 Categorie: Polisportiva

Girando i vari campi oratoriali del sud-ovest milanese, mi è capitato di osservare comportamenti inappropriati da parte degli adulti che partecipano o assistono alle attività sportive dei ragazzi. Genitori che insultano l'arbitro (o che entrano in campo e lo minacciano), allenatori che umiliano i propri atleti con invettive o punizioni (flessioni, giri di campo non motivati) o li trattano come pedine del proprio gioco, dimenticandosi che il gioco in questione è il loro.
Alcune società espongono addirittura classifiche in categorie dove ciò è espressamente vietato, danno premi partita a chi vince, stabiliscono graduatorie con bravi e meno bravi, rendono estremo il contenuto agonistico di competizioni che alle età più tenere non ne devono avere, creano "campioni in erba" e "falliti" sulla base di valori materiali e discutibili.

L'agonismo è un elemento sano che fa tendere al miglioramento ma, prima di creare una competizione fra pari (che la vita già riserva al futuro dei ragazzi), è fondamentale educare il ragazzo all'agonismo con sé stesso e con i propri obiettivi. Ciò non gli consentirà solo di ottenere risultati sportivi alla sua portata senza maturare frustrazioni, ma abituerà il ragazzo al fatto che, con l'impegno ed il rispetto, ce la può fare nello sport, nello studio, nella vita.

Il ruolo degli adulti a bordo campo (soprattutto dei genitori degli atleti ma non solo) è quello di far sentire al ragazzo il massimo sostegno possibile.

Il ruolo degli adulti in panchina ed in allenamento (in una squadra oratoriale) è quello di educare il ragazzo attraverso lo sport, favorendo lo sviluppo delle doti personali di ciascuno e consentendogli una crescita come atleta e, soprattutto, come persona.

E' tipico e forse fisiologico ed inconsapevole che l'adulto trasferisca sul ragazzo le proprie ansie ed aspettative, e talvolta le frustrazioni. Questa però è una tendenza che noi adulti anzitutto non dobbiamo negare e poi dobbiamo cercare di correggere.

Il ragazzo ha bisogno di esprimere le proprie attitudini come singolo e come parte di un gruppo. Se vuole può anche coltivare le proprie ambizioni: chi di noi non ha sognato da piccolo di diventare uno sportivo famoso ? Cosa ci vediamo di male in ciò ?

Se è bello ed utile che un giovane atleta "viva il sogno" ed in tale sogno trovi le sue motivazioni, è altrettanto importante che questo sogno sia il SUO e non quello di papà o del Mister.

I genitori hanno un ruolo fondamentale nel processo sportivo/educativo : dare sicurezza al ragazzo, senza caricarlo di eccessive responsabilità, ma soprattutto "esserci" quando il ragazzo vive le proprie emozioni e si diverte o soffre per una sconfitta sportiva. Quando fa sport, a qualunque livello, il piccolo atleta non chiede altro e non ha bisogno di altro da parte della sua famiglia.

Quindi, cosa deve fare il genitore a bordo campo ?
Festa, tifo, esaltare ogni successo, minimizzare ogni piccolo errore.
Ricordarsi che ogni sua parola o gesto saranno imitati, nel bene e nel male.

"E' vero, piccolo, hai sbagliato il gol, ma che bel passaggio hai fatto al compagno che ha segnato!!!"
"Hai giocato solo 15 minuti... ma sei stato grande"
"Hai visto che questa volta hai tirato in porta ? ...hai passato la palla al momento giusto ? ...hai salvato il tuo portiere ? ...hai parato ?"
"Forza Antonio, Forza ragazzi!"

E cosa NON deve fare il genitore a bordo campo ?
Semplice non fare in modo che il ragazzo si vergogni di lui o, peggio, di sé stesso.
Non deve mai intaccare la stima che il ragazzo ha in sé, nei compagni, nell'allenatore, nel suo gruppo.
Ancora, ricordarsi che ogni sua parola o gesto saranno imitati, nel bene e nel male.

"Arbitro, era fallo !"
"Dài Antonio, impegnati !"
"Vai qui, fai questo, spostati, corri..."
"Ma quand'è che impari a..."
"Non è colpa tua, ha sbagliato il tuo compagno"
"Meno male che hai fatto goal tu perché oggi la tua squadra ha fatto pena".
"Ma perché fa giocare Mario in quella posizione ? Non vede che non è il suo ruolo ?"
(o scuotere la testa ad ogni piccolo errore del ragazzo)

E' inoltre importante che prima, durante e dopo la prestazione sportiva le indicazioni tecniche, tattiche, comportamentali siano date esclusivamente dalla panchina. Se il genitore dà indicazioni al ragazzo durante la gara, ciò lo distrarrà dal compito che l'allenatore gli ha assegnato (giusto o sbagliato che sia, eseguito bene o male), magari senza neanche sapere che cosa l'allenatore ha chiesto all'atleta.

Dai genitori il ragazzo vuole solo sostegno.

Dall'allenatore pretende giustamente una guida, un insegnamento, un aiuto a migliorarsi ed a raggiungere il proprio obiettivo (quale che sia, il suo!) o magari solo di divertirsi correndo con gli amici.

In ambito oratoriale, ragioni di budget, di risorse e di circostanza fanno sì che gli adulti in panchina siano spesso anche genitori. Tali adulti sono nella singolare situazione di poter sbagliare due volte! E parlo per me stesso (papà ed allenatore) prima di tutto. Questi adulti vanno formati, assistiti, aiutati, coordinati da parte della società sportiva e capiti, quando sbagliano, da parte delle Famiglie, che con allenatori e dirigenti devono cercare il dialogo e la complicità necessaria per "fare squadra" nell'interesse del ragazzo.

I ragazzi devono giustamente prendere lo sport con serietà ma devono soprattutto divertirsi, perché i migliori insegnamenti li possono trarre nei momenti di gioia, quando liberano la loro vera attitudine. Divertendosi, devono imparare le regole ed il rispetto verso gli altri e verso se stessi.

Le esperienze che vive un ragazzo che fa sport in età pre-adolescenziale costituiscono uno dei più importanti pilastri che lo sosterranno da adolescente e da adulto.

Parliamo allora di chi sta in panchina ed ha un ruolo determinate in questo processo educativo.

Il "lavoro" dell'allenatore/educatore è molto delicato, a lui si affidano i ragazzi. Prima ancora, le famiglie gli affidano il proprio ragazzo.

Un genitore può aiutare la società sportiva accompagnando i ragazzi, facendo il guardalinee, organizzando la merenda, semplicemente essendo presente. Può vivere il suo utile ruolo con serenità, come hobby. Sarà senz'altro utile al gruppo, a suo figlio ed a sé stesso (con l'opportunità di tornare una volta alla settimana a giocare serenamente con gli amici come quando era bambino).

Al contrario, un allenatore/dirigente a contatto coi ragazzi è soprattutto un educatore e pertanto NON DEVE e NON PUO' interpretare il ruolo semplicemente come passatempo dopo-lavoro. Operiamo tutti come volontari ma dobbiamo ritenerci professionisti come e più di coloro che per professione praticano/organizzano lo sport per i ragazzi in età scolare. Formazione, serietà, leadership, affidabilità, puntualità, preparazione, organizzazione non devono essere considerati un optional, nonstante i tanti impegni familiari e lavorativi che ci rendono difficile il compito. Se per primo un allenatore non rispetta le regole, il gruppo ed il singolo, come può pretendere che lo faccia il suo atleta ?

Talvolta l'allenatore rappresenta l'unico riferimento di fiducia per ragazzi problematici che hanno difficoltà a scuola e/o in famiglia. In un contesto dove i valori sono sempre più trascurati a favore dell'effimero, del materialismo e dell'individualismo. Vivere questa responsabilità con coscienza non è cosa da poco e rappresenta un elemento fondamentale per chi, come noi, organizza sport in oratorio.

I ragazzi guardano a noi adulti come esempi. Loro non riescono a capire che, per quanto ci sforziamo, non siamo perfetti, che sbagliamo anche noi. Ciò che facciamo o diciamo rappresenta per loro un modello di riferimento. E questo non solo per lo sport ma nella vita.

Noi adulti (allenatori, dirigenti, genitori) che affrontiamo quotidianamente gli ostacoli che la vita ci riserva, dobbiamo sforzarci di non portare i nostri problemi nel mondo di ragazzi.

Almeno nel fine settimana, lasciamo che loro vivano serenamente la loro esperienza sportiva, ma soprattutto, LASCIAMO CHE I PROTAGONISTI, UNA VOLTA TANTO, SIANO LORO.

Diego Mora
Dirigente Responsabile
Allenatore
Polisportiva Sant'Adele

Copyright Polisportiva Sant´Adele

re: Il ruolo degli adulti a bordo campo ed in panchina

mercoledì 2 marzo 2011 14.41.07 Diego Mora

Devo precisare, a scanso di ogni equivoco, che nella nostra Società Sportiva ho sempre trovato una larga condivisione di intenti e metodi e ciò mi ha portato nel tempo ad essere sempre più coinvolto sul campo e fuori, così come nelle attività organizzative della società (che non si vedono ma sono indispensabili).

Per il campo ed il bordo campo ho sempre avuto una fonte di ispirazione e di esempio in Giorgio Perelli. Ma ho sempre apprezzato molto anche l'operato di altri nostri brillanti allenatori, almeno quelli che ho avuto il privilegio di osservare nel tempo da distanza ravvicinata (es. Franco Sannelli ed Alessio Gusmini, pur senza ma poter collaborore direttamente con loro). Per altri nostri allenatori che conosco da poco tempo o con i quali non ci incrociamo spesso per ragioni di calendario, non potendo esprimere valutazioni di merito, colgo anzitutto la loro immancabile disponibilità.

Per l'organizzazione e l'attenzione alla preparazione e formazione dello staff, ho avuto in ed Andrea Bricchi e Leo Di Bello due muse ispiratrici.

Come genitore/dirigente/collaboratore, la disponibilità e l'entusiasmo Massimo Pantarotto (ai tempi in cui facevo "solo" il papà) ed Alberto Olivares in tempi recenti sono stati l'ispirazione a metersi in gioco. Oggi, per la generazione che segue la mia prima esperienza, vedo l'operato di Andrea Barbieri e Pierpaoolo Deriu e non posso non compiacermi.

Ho comunque sempre trovato tutti i colleghi, anche nelle occasionali divergenze, disponibili a mettere a disposizione le loro capacità personali, anche a scacrificio del loro tempo familiare/lavorativo.

Per quanto riguarda i genitori a bordo campo, devo dire che in due anni di trasferte e partite in casa, non farei cambio tra "i  nostri" e quelli di altre realtà oratoriali, segno cheda noi  si lavora in un certo modo e che occasionali episodi di disagio rappresentano eccezioni in una sana comunità di famiglie che segue con entusiasmo i nostri ragazzi.

I potenziali rischi/problemi evidenziati per i vari ruoli di adulto a bordo campo, li ho riscontrati anzitutto in me stesso, vivendo in prima persona situazioni reali e misurando i miei limiti personali; mi piaceva in questa occasione condividerli soprattutto con i genitori dei nuovi atleti che si affacciano per la prima vlta alla nostra realtà.

In base al sano approccio agonistico di cui sopra, mi piace però pensare che sia sempre possibile migliorare se stessi e provare ad alzare un po' l'asticella ogni volta che ci scopriamo ad essere troppo autocompiaciuti.

Diego

 

re: Il ruolo degli adulti a bordo campo ed in panchina

mercoledì 2 marzo 2011 14.00.50 Leo Di Bello

un'ottimo " MODUS OPERANDI" da leggere attentamente - Forse molti di noi sono gia' cosi' , forse molti ancora no - E sopratutto, forse leggerla e rileggerla attentamente puo' ancora limare qualche comportamento sopra le righe -

Leo

re: Il ruolo degli adulti a bordo campo ed in panchina

mercoledì 2 marzo 2011 13.51.25 Bricchi Andrea

Va benissimo così Diego, è un ottimo lavoro che meriterebbe il giusto risalto (la prossima newsletter p.e.). Grazie perchè può essere davvero di insegnamento per tutti.

Andrea Bricchi

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